Italia: Blockchain, la nuova frontiera antidroga

I registri distribuiti non sono certamente una novità. Nati nel 1991 dalle sapienti menti di Stuart Haber e W. Scott Stornetta. La prima Blockchain decentralizzata fu ingenierizzata solo nel 2008, ad opera di Satoshi Nakamoto ed implementata l’anno seguente. L’obiettivo è quello di fungere da libro mastro (registro di tutte le transazioni di pagamento) della nascente valuta digitale Bitcoin. 

 

Ma nell’intervallo temporale tra il 91 ed il 2008 cosa è successo? 

 

Molti evitano di rispondere a tale domanda. Da fonti autorevoli pare che tali registri, grazie alla scarsa diffusione, siano stati utilizzati per scopi illeciti. In base a quanto riporta la nostra fonte, le Criptovalute sono state utilizzate per scambiare denaro derivante da operazioni illecite. Il denaro digitale infatti trasmigrava, (pare che alcuni tutt’ora impieghino tali tecnologie), per smerciare sostanze stupefacenti.

Necessaria si ritiene l’individuazione della base di partenza dello smercio di tali sostanze. Infatti il luogo dove il crimine “ha inizio” non è detto che quest’ultimo sia perseguibile. Per esempio in Paesi come quelli del basso Oriente lo smercio di sostanze stupefacenti può non costituire alcun reato. Al contrario nel nostro Paese dal 1990, anno in cui è stato introdotto il Testo Unico n. 309/1990 anche detta legge “Iervolino-Vassalli”. Modificata più volte nelle successive Legislature, l’uso e lo spaccio di sostanze stupefacenti costituisce reato penalmente perseguibile. 

Negli ultimi anni

Importante sottolineare che negli ultimi anni le tipologie di droghe sono moltipicate. La lista delle sostanze vietate presente sulla pagina del Ministero no. Questo ha dato seguito alla Sentenza n. 32/2014 della Corte Costituzionale secondo la quale non sarebbe stato più sufficiente ripristinare la “Iervolino-Vassalli”. Questo in quanto contraddittoria con le tante norme approvate nel corso degli anni. Erano infatti venuti meno tutti gli aggiornamenti intervenuti dal 2006 al 2014, vale a dire la tabellazione delle “nuove droghe” che sono state scoperte. Pertanto, il Consiglio dei Ministri ha varato il decreto legge n. 36 del 2014 (c.d. decreto Lorenzin), il quale costituisce, ad oggi, la normativa principale in materia di stupefacenti in Italia. 

La blockchain

Sappiamo bene che né i chimici né gli Hacker si fermano davanti ad una lista formato html su un sito Governativo. Anche questa volta la blockchain potrebbe essere impiegata per aggiornare automaticamente l’elenco delle sostanze vietate. Eliminando le possibilità di essere violato. Le forze dell’ordine infatti potrebbero inserire la nuova droga, sequestrata ed analizzata dai laboratori, direttamente all’interno della Blockchain garantendone una rapida certificazione ed inviolabilità. 

Circostanza da non sottovalutare potrebbe verificarsi nel momento in cui tale Blockchain fosse in grado di fornire linee guida non solo per un Paese, ma per una comunità di Stati. Per esempio  valevole per tutta l’Unione Europea, attraverso l’istituzione di un trattato di accettazione delle condizioni di utilizzo di tale tecnologia. Si eliminerebbe la necessità di ulteriori ratifiche agli Stati aderenti.

 

Un’idea tanto ambiziosa quanto chimerica viste le ultime vicende politiche che hanno oscurato gli obiettivi comunitari del progetto UE che va necessariamente oltre il concetto di Politica inteso nel senso quanto più comune del termine, bensì come protensione ad uno sviluppo tecnologico comunitario per garantire la sicurezza e la libertà dei Cittadini.