Votazione in Blockchain a Napoli: Intervista al team Decides

L’Italia rimane quasi sempre indietro eppure questa volta non sembra essere cosi. Grazie all’impegno profuso da volontari e alla visione a lungo termine del Comune di Napoli siamo riusciti ad essere ancora una volta eccellenza.

Nello specifico per quanto concerne la progettazione, lo sviluppo e il test del primo progetto di votazione su blockchain. Oggi grazie alla gentilissima intercessione del Dott. Tommaso Coppola che ringrazio, abbiamo il piacere di intervistare alcuni dei membri del team di sviluppo DeCIDeS (Decentralized Community Implemented Decision System) che sta portando avanti questo progetto insieme al CNR e al Comune di Napoli, nelle persone del suddetto Dott. Tommaso Coppola, Dott. Diego Romano e della Dott.ssa Maria Francesca De Tullio.

Eccoci, direi di partire con una breve introduzione personale iniziando da Tommaso Coppola, ingegnere del Software di questo progetto. Chi è e come si è avvicinato al mondo di Bitcoin in primis e della blockchain in secundis. 

Grazie innanzitutto per lo spazio riservatoci. Sono Tommaso Coppola, ingegnere del software ed insieme al collega Davide Lo Pilato ci stiamo occupando della progettazione, sviluppo e collaudo del sistema DeCIDeS.

Personalmente mi sono avvicinato a questo mondo a Settembre 2017. Incuriosito dagli spot di trading bitcoin che inondavano Facebook, chiesi delucidazioni ad un collega esperto di crittografia. Questo mi diede alcune informazioni a riguardo. Successivamente preso dal crescente interesse iniziai a studiare più nello specifico il fenomeno. Il risultato è che mi sono ritrovato a speculare con diversi exchange e diverse criptovalute. Da qui dunque le prime esperienze con gli  exchange e i diversi wallet. Questo fino a quando, conclusasi la fase di bull run del 2018, iniziai a prendere più seriamente l’argomento blockchain e criptovalute.

Giunta poi la notizia di una chiamata pubblica dal Comune di Napoli per la partecipazione volontaria al progetto “Napoli Blockchain“, mi presentai all’appello sin dall’inizio.

I miei primi contributi al progetto Partenopeo furono relativi ai pagamenti in criptovalute. Uno strumento per gli esercenti commerciali con POS virtuale e per la realizzazione del token temporaneo di sconto TTS. Dopo le prime installazioni di POS virtuali presso alcuni esercenti di Napoli e le prime implementazioni del TTS – presentato in plenaria nel dicembre 2018 – ci fu il mio personale cambio di rotta. Avendo infatti approfondito tecnicamente gli argomenti blockchain, algoritmi di consenso (pow, pos, dpos, criptovalute, token etc.) e gli strumenti necessari alla loro realizzazione, venni attratto dal progetto del gruppo votazioni. Cercavano volontari, iniziò così la nostra collaborazione. 

Grazie a Tommaso, per la tua introduzione direi di passare al prossimo ospite, il Dott. Diego Romano da indiscrezioni mi dicono che lei è un matematico giusto?

Sì esatto, sono ricercatore al CNR all’ICAR (Istituto di Calcolo e Reti ad Alte Prestazioni). Mi occupo di calcolo parallelo e distribuito, sistemi distribuiti e ad alte prestazioni.

Non pare quindi assurdo il suo interesse nei confronti della blockchain e del mondo delle criptovalute. Più nello specifico in che momento si è avvicinato a questo mondo?

Certamente il momento è stato quando è iniziato l’hype di Bitcoin. Penso fosse 2013-2014. Con il mio collega Giovanni Schmidt che si occupa di sicurezza, ho cominciato a cercare di capire qual era lo strumento che utilizzava questa criptovaluta. Il come funzionasse, quali erano tutti gli algoritmi alla base, ma soprattutto ero interessato in quanto specialista di programmazione di GPU. 

Eri quindi interessato a capire quali fossero questi algoritmi?

Esatto, da tecnico non potevo far finta di niente. Abbiamo capito che il senso era solamente legato alla proof-of-work, ma di certo nel mentre studiavamo, molte delle tecnologie in uso all’inizio erano anche divenute già vetuste.

Anche Bitcoin si evolve in fretta come tutte le tecnologie?

Si, con il mio collega abbiamo incominciato a vedere un pò se tutta questa struttura potesse essere utilizzata in altri ambiti. Per cui abbiamo scritto qualche articolo ripercorrendo un pò la storia di tutto ciò che era stato fatto, nonché le prospettive future.

Successivamente, mi sono imbattuto in questa chiamata del Comune di Napoli che non aveva scopi precisi. Non era stato specificato benissimo di cosa si trattasse ma volevo dare un contributo alla comunità con le competenze che avevo acquisito e, se non altro grazie alle possibilità e opportunità che dava la tecnologia Blockchain, ho voluto partecipare a quello che reputavo, per me, l’ambito più stimolante.

Quando abbiamo intervistato professionisti informatici c’è sempre stata la ricorrente volontà di cercare la truffa, anche per te è stato così oppure eri consapevole del fatto che ci fosse un fondamento di verità sotto l’hype di Bitcoin?

Ma guarda, avendo studiato lo strumento in realtà la truffa era ben evidente, almeno ai nostri occhi. Quindi l’idea di partecipare a questo progetto era proprio quella di mettere a disposizione la conoscenza acquisita, per poter ovviare ai problemi derivanti dall’ignoranza e quindi cercare di evitarla.

Una cosa mi ha fatto piacere: quando abbiamo fatto le riunioni più tecniche, in molti, consapevoli della truffa e della scarsa informazione hanno cercato di intrufolarsi all’interno dei tavoli tecnici con il Comune. Per fortuna sono stati allontanati anche grazie al fatto che non c’erano soldi da poter guadagnare.

Grazie Dott. Romano, e soprattutto apprezzo che abbia sottolineato la volontarietà del vostro lavoro. Andiamo quindi avanti con la Dottoressa De Tullio. Come ho detto per gli altri ospiti, una breve presentazione personale e poi come si è avvicinata al mondo delle criptovalute e della blockchain?

Sono laureata in Giurisprudenza e successivamente ho svolto un dottorato in Diritto costituzionale. Sin dalla tesi di laurea, appartengo a una cattedra – quella della prof.ssa Giovanna De Minico – che si occupa soprattutto di diritto delle nuove tecnologie. In particolare, la mia tesi di dottorato è proprio sulle nuove forme di democrazia partecipativa, incluse quelle digitali, che si pongono in aggiunta a quelle tradizionali rappresentative, che attualmente sono in crisi e vivono di fatto uno stato di crescente sfiducia. 

Per la tesi di dottorato, tra le varie cose, ho anche iniziato a ragionare sul tema del voto elettronico. Di conseguenza, mi sono avvicinata al mondo della blockchain perché stavo studiando le forme di diritto in rete e in particolare del voto. 

Allo stesso tempo, sul territorio napoletano ho seguito i temi della partecipazione con il movimento di Massa Critica, che da subito si è proposto di immaginare nuove istituzioni e di fare proposte che partissero dagli abitanti e dalle abitanti: a partire dal 2015, si è fatto un percorso di assemblee pubbliche anche per immaginare nuove forme di partecipazione alla decisione pubblica. 

Per queste ragioni, mi sono sentita subito di rispondere alla chiamata aperta lanciata dal Comune di Napoli sulla blockchain. Il voto elettronico mi interessa molto anche perché può consentire di aumentare le occasioni di voto referendario, quindi di trasformare di fatto la democrazia locale. 

Grazie partendo da questa Sua propensione professionale quali potrebbero essere i punti di forza e i limiti del progetto Decides anche alla luce di quelli che sono i diritti costituzionali alla segretezza del voto? 

Noi ce lo diciamo spesso: partiamo da un contesto che è quello italiano, in particolare napoletano, dove c’è un’esigenza particolare di tutela della segretezza del voto.

Lo dico perché – è importante sottolinearlo – non è così in tutti gli Stati. Ad esempio, la Svezia, a prescindere dal digitale, ha più attenzione alla inclusività della partecipazione che alla segretezza del voto.

Noi sappiamo che nel contesto italiano non è esattamente lo stesso, e c’è l’esigenza molto forte di tutelare la segretezza del voto. Quindi abbiamo immaginato un sistema di voto al seggio, non da remoto, che si svolge nella cabina elettorale con gli stessi dispositivi, già presenti oggi, di identificazione e controllo da parte del Presidente. 

Quali sono le differenze sostanziali? È bene fare chiarezza perché non si distorca il reale utilizzo di tale implementazioni. 

Abbiamo aggiunto delle caratteristiche che servono ad evitare il voto di scambio o quantomeno a scoraggiarlo fortemente, poiché impediscono di dare una prova certa del voto che viene espresso. Infatti, il fatto di non poter dare una prova certa disincentiva il comportamento di chi compra il voto o minaccia l’elettore, in quanto non potrà mai avere prova di cosa quest’ultimo abbia votato. Questo è sicuramente tra i punti di forza. 

Al tempo stesso, significa che abbiamo rinunciato al voto a distanza, ma lo abbiamo fatto per aumentare la sicurezza e limitare i problemi già oggi presenti. Del resto, di per sé il voto elettronico presenta già altro tipo di vantaggi. In primo luogo, esso implica un risparmio di spesa, che è particolarmente rilevante. Sopratutto se si considera che spesso gli strumenti di democrazia diretta non vengono applicati soprattutto per una questione di costi.

Inoltre, anche solo il fatto di automatizzare il conteggio dà delle garanzie maggiori in termini di riduzione degli errori che possono essere commessi in fase di scrutinio. Si eliminano infatti tutti i casi di annullamento involontario del voto ovvero di schede che vengono annullate perché l’elettore ha votato male. 

Tornando al Dott. Romano, passiamo alla sicurezza. Abbiamo visto che il riconoscimento del cittadino verrà ugualmente eseguito dal Presidente di Seggio. Senza andare oltre i limiti delle riserve che avete, in che modo l’elettore, una volta in cabina, potrà esprimere il suo voto?

L’idea alla base è cercare di replicare il meccanismo di votazione che viene utilizzato attualmente. Infatti sin dall’inizio abbiamo cercato di non stravolgere il funzionamento delle votazioni, ma cercare di mantenere l’autorità e le delega dell’attuale scheda cartacea.

Il concetto è semplice: con il sistema tradizionale, dopo che il cittadino è stato identificato con i documenti e registrato su un apposito registro, viene consegnata una scheda. Quindi noi cerchiamo di mimare questa situazione, consegnando una scheda virtuale all’elettore, abilitandolo al voto.

Quindi questa rimane ugualmente anonima e slegata dall’univocità del cittadino?

Certamente, è anonima nel senso che non c’è un legame con l’elettore. Quest’ultimo si reca in cabina ed utilizza questa scheda virtuale mettendola poi in un’urna virtuale. Tutto senza alcun identificativo.

Noi raccogliamo solo le informazioni a livello cumulativo, accorpando le informazioni ed eliminando l’identità del votante. Questo chiaramente aumenta i rischi, perché nel caso di rottura del sistema ci potrebbe essere una perdita di informazioni. Quindi ci accertiamo di utilizzare lo strumento della blockchain per salvare queste informazioni parziali quando è stata raggiunta una quantità prestabilita di voti.

In questo momento entra in gioco la blockchain che diventa un registro in cui andiamo a riportare i voti accumulati nell’urna virtuale.

È necessario accumularne una quantità tale da non compromettere l’anonimato. I risultati parziali poi potranno essere conteggiati in maniera puntuale, anche geografica. Ne conserviamo l’informazione relativa al seggio, al luogo di riunione, alla scuola, al comune. Tutte queste informazioni sono quelle standard, semplicemente noi ogni tanto le riportiamo su blockchain in modo da salvarle per sempre, e poterle poi rielaborare.

La sicurezza di questi sistemi in che modo sarà sorvegliata?

La sicurezza viene gestita localmente, noi non abbiamo un sistema che parla con un’unità centrale, o che ha bisogno di qualcosa di esterno o al di fuori del luogo di riunione.

È tutto lì! il Presidente si occupa di dare la scheda virtuale, l’elettore vota nella cabina come ha sempre fatto e i voti vengono registrati in un’urna virtuale.

La cosa nuova è che tale urna viene svuotata ogni tanto e non si aspetta la fine della giornata: i voti vengono cifrati e riportati sulla blockchain. La cifratura è necessaria in quanto come sappiamo in Italia non è possibile avere risultati parziali in tempo reale.

Quindi cifriamo questi dati che poi verranno decifrati a fine giornata per il conteggio.

Si parla di blockchain per il timestamp parziale delle votazioni completate, quindi quale blockchain utilizzerete per questo processo?

Noi siamo agnostici sulla blockchain. Non ci interessa tecnologicamente quale andiamo a utilizzare.

Dal punto di vista della partecipazione e dell’impatto democratico, preferiamo una blockchain pubblica, nel senso che tutti devono poter leggere tutto e ognuno può fare la propria verifica.

Sicuramente alla fine nei nostri test useremo una blockchain “pura”, e nello specifico, mi posso sbilanciare dicendo che stiamo pensando di usare Ethereum.

Voglio aggiungere e sottolineare che non abbiamo bisogno di fare una blockchain privata, se tale può definirsi, o specifica per questo progetto. Le nostre informazioni sono infatti compattate e riportabili agevolmente in un blocco.

Anche perché utilizzando la blockchain pubblica vi proteggete da possibili accuse di manomissione che potrebbero essere millantate.

Dott.Coppola quali sono stati gli step di sviluppo di questo progetto? 

Inizialmente abbiamo fatto un code restyling, modificando l’architettura software secondo le tecniche OOP. Questo sia per sfruttare al meglio tutti i vantaggi di questa tecnica di programmazione, sia per irrobustire la sicurezza.

In seconda battuta ci siamo concentrati sull’architettura hardware e di rete valutando gli interventi necessari da introdurre ad ulteriore garanzia per la sicurezza. Da qui un primo prototipo ancora in fase di sviluppo.

Procediamo per raffinamenti successivi, apportando migliorie alla sicurezza ed alla complessità computazionale, valutando sia quella di spazio che di tempo, associata agli algoritmi di codifica e di decodifica delle informazioni di voto che costituiscono i payload da trascrivere su blockchain. 

Il gruppo è costituito da tutti professionisti in gamba e capaci di svolgere al meglio la propria professione, ognuno ha il suo ruolo, che man mano viene sempre più a definirsi.

Per quanto mi riguarda sto vivendo un’esperienza molto soddisfacente, sia per quanto fatto finora, sia per quello che faremo nelle prossime settimane. Un’esperienza che mi regalerà un bagaglio culturale che potrà essere riutilizzato in altre circostanze, ormai all’ordine del giorno.

Vuoi che non capiti giorno in cui qualcuno desidera fare ad esempio la tracciabilità del diamante o di qualsiasi altro minerale? 

Il prossimo obiettivo sarà quello di avere una versione software che produca i risultati necessari a portare avanti questo progetto che prevede la realizzazione di un hackathon, che dovrà essere la nostra prova del nove come test di sicurezza e di affidabilità. 

Aggiungerei un ultima cosa: attualmente l’elettore termina la votazione inserendo la scheda cartacea nell’urna. Il sistema DeCIDeS virtualizza tale fase di voto. L’elettore vede con i propri occhi la consegna della scheda digitale che avviene correttamente quando il Presidente con un semplice click chiude la votazione della cabina elettorale nella quale ha votato, trasferendo la scheda digitale nell’urna digitale.

È una cosa importantissima perché in molti, all’inizio, si erano anche sbilanciati paventando la possibilità del voto da remoto che invece ha smentito alla Dottoressa De Tullio. Personalmente nutrivo diversi dubbi a riguardo. In primis in termini di rispetto dei diritti costituzionali ed in secundis in termini di sicurezza. Quindi proprio per questo reputavo necessario fare chiarezza in primis costituzionalmente.

Vorrei inoltre aggiungere che è chiaro che in un regime stazionario che è quello iniziale, potrebbero essere mantenuti tutti e due i sistemi di voto per le persone non avvezze al digitale.

Tutti ci hanno chiesto ma se un anziano va a votare come fa?

Chiaramente i cittadini devono essere abituati, qui nascerebbe uno dei discorsi più ricorrenti, quello della formazione dei bambini sin dalle scuole elementari attualmente quasi assente. 

È un problema che abbiamo evidenziato anche durante le scorse interviste, un domani dovranno utilizzarlo ma oggi non viene consegnato loro alcun bagaglio culturale capace di renderli consapevoli delle tecnologie che già, spesso e malamente, utilizzano sin da tenere età.

Dott. Coppola – Esattamente, proprio per questo è necessario un impegno da parte di tutti noi professionisti. Personalmente mi impegno con associazioni per la divulgazione del digitale come Cultura Digitale di cui sono co-founder, Legal Hackers Napoli – Campania di cui sono co-organizzatore insieme all’avv. Piera Di Stefano e all’avv. Raffaele della Rotonda.

L’ultimo evento divulgativo organizzato da Cultura Digitale in collaborazione con l’associazione Bitcoin Foundation Puglia è stato svolto alla facoltà di Economia della Federico II di Napoli, una master class su blockchain e criptovalute e ce ne sono già altri in programma.

L’onda mediatica spesso genera più profitti che un’informazione accurata, purtroppo. Come Cryptorivista cerchiamo di tenere i riflettori sempre accesi su questo tema, e crediamo fermamente nel lavoro di tutti coloro che ogni giorno, spesso anche gratuitamente, si mettono a disposizione dei neofiti.

Dott. Romano – L’ho sempre detto in tutte le interviste che noi siamo contrari proprio per le questioni che ha detto Maria Francesca: sono questioni legate al nostro vissuto e ai nostri contesti.

Votare da remoto significa non votare segretamente. Qualunque strumento di cifratura, di conferma, di sicurezza si possa mettere in atto, anche la sicurezza massima che non è facile da garantire da remoto, anche se ci fosse il sistema perfetto, non potrebbe assicurarci che la votazione è stata compiuta dal soggetto titolare del diritto. 

Per non parlare del rischio a cui un dispositivo di comune utilizzo è sottoposto durante un’operazione del genere.

Dott. Coppola quali sono gli step che mancano per realizzare al 100% l’imperfettibilità di questo progetto? 

Sicuramente una messa a punto degli aspetti più tecnici che riguardano più me e Davide Lo Pilato, al fine di simulare una situazione quanto più reale possibile. Poi andare a confrontare i risultati digitali con quelli annotati durante la simulazione dagli utenti che si presteranno al collaudo.

Dunque valutare i risultati trascritti in blockchain con i risultati presenti nel database o urna virtuale, ed infine quelli di spoglio. Per poi passare alla realizzazione della documentazione necessaria, punto fondamentale che non dovrà essere trascurato.

Altri accorgimenti di diversa natura che stiamo studiando, riguardano anche gli aspetti legali a garanzia delle normative vigenti, come ad esempio garantire la custodia di copie di backup integre per un determinato periodo di tempo e altre varie. 

Come già detto, nella speranza di un hackathon che potrebbe far emergere anomalie o falle di sicurezza, sarà poi necessario andare a debellare ogni bug, per poter poi riprendere il discorso trasversale, già aperto, con il Comune di Napoli ed eventualmente altri enti, ovvero l’utilizzo del sistema per il voto in una Municipalità del Comune di Napoli. 

Il Comune è interessato fortemente agli sviluppi del vostro progetto Dott. Coppola? 

C’è volontà ed intenzione seria da parte del Comune di Napoli.

Più di una volta l’Amministrazione Comunale ha dimostrato il suo appoggio e il suo supporto in questo cammino che noi proseguiamo sperando che i vari rallentamenti, come quello appena verificatosi siano limitati. 

Ognuno ha i suoi impegni visto che siamo tutti volontari ed io in primis sono impegnato in altre attività, come ad esempio la realizzazione e manutenzione di un bot per una rivista molto importante del settore, che vuole essere di sprono all’utilizzo delle criptovalute in modo da avvicinare gli utenti a questo mondo ormai alle porte – Dott. Coppola non sveli certi retroscena anche se attualmente devo dire che è uscito davvero un lavoro perfetto – non è mia intenzione, ma a parte ciò, gli imprevisti ci sono sempre, quindi attendiamo che anche gli altri del gruppo siano più liberi. 

Avete una partnership importante con il comune di Napoli ma ce ne sono altre anche private?

Sì, è importante menzionare una partnership importante con il CNR che mette a disposizione delle ore di lavoro del Dott. Romano in un’ottica di utilità sociale della ricerca pubblica. L’ICAR ha infatti la volontà di finanziare in termini di ore di lavoro questo progetto.

È importante sottolinearlo perché è un briciolo di speranza di dar vigore a questo settore c’è.

Il primo step per raggiungere degli obiettivi importanti è sicuramente l’informazione e la formazione perché se non fai una corretta informazione, come diceva prima il Dott. Coppola, si rischia di alimentare le truffe e tutto quello che c’è dietro questo questi meccanismi.

Purtroppo ci sono ancora tante persone che pensano che le criptovalute e la blockchain siano il motore del deep web e niente di più.

Quindi è fondamentale sottolineare come un istituto come il CNR investa del tempo per elaborare un meccanismo che di fatto potrebbe ridurre gli errori da parte degli operatori.

Un’altra domanda interessante, in che modo avete pensato i rappresentanti di seggio Dott. Romano? 

Estendiamo il concetto dei rappresentanti di seggio a tutti coloro i quali abbiano interesse a verificare i risultati. Infatti, questa figura, potrà essere presente durante le operazioni di voto, mentre lo spoglio può essere fatto da chiunque.

Noi crediamo fermamente che il nostro lavoro debba essere categoricamente open source. La formattazione di queste informazioni, una volta avuta la chiave di decifrazione, potrà essere eseguita da chiunque. Ovviamente verrà anche validata dagli uffici competenti e poi messa agli atti, dopodiché sarà replicabile infinite volte.

Si Dott. Coppola voleva aggiungere qualcosa? 

Si, non abbiamo parlato del sistema di spoglio elettorale, è necessario dire che essendo tutto il software open source. In una seconda fase si prevede che l’algoritmo di spoglio che sarà implementato sui sistemi attuali, potrebbe essere implementato in un’app, un sito web o un bot, disponibile per tutti i dispositivi, anche mobile.

Dunque chiunque dopo aver fatto il download e l’installazione della stessa, potrà eseguire lo spoglio elettorale, comodamente da casa sua. Basterà scegliere la data e la votazione per guardare il risultato reale calcolato direttamente con i dati in blockchain, anche a distanza di anni.

Anche qui ancora una volta la trasparenza avrà la meglio sulla fiducia Dott.sa De Tullio. 

La trasparenza, data soprattutto dall’open source e dalla tecnologia blockchain, è una delle migliori garanzie della sicurezza.

All’inizio il Comune era molto scettico, e richiedeva che vi fosse una certificazione terza. Ma abbiamo insistito sul fatto che il controllo collettivo sul processo digitale, assicurato dall’open source e dalla blockchain permissionless, sarebbe stato la migliore tutela della sicurezza.

Infine, la veridicità dei risultati sarà ulteriormente garantita dalla possibilità per chiunque di replicare lo spoglio n. volte con n. risultati uguali. 

All’estero invece, Dott. Romano, il voto elettronico come avviene?

Attraverso le “voting machine” che hanno un codice certificato ma che solo la società proprietaria conosce e ne sa i meccanismi. Questo è un grande limite da sempre riscontrato in quei sistemi. Al contrario, la nostra scelta non sarà perfetta, ma sicuramente supera quelle criticità.

L’ultima domanda che è molto generica. Secondo voi questa questa nuova frontiera di democrazia partecipativa quali scenari potrebbe aprire sia a livello nazionale che internazionale Dott.Coppola? 

Ci sono scenari sia dal punto di vista privato, sia pubblico. Evidenti sono i limiti nel privato, ma attenzione, questi sono dovuti solo ed esclusivamente alla propensione dell’essere umano.

Qualcuno ha iniziato a domandarmi se era possibile utilizzare il sistema per fare delle votazioni aziendali all’interno del consiglio di amministrazione. Ma il tasto dolente è la trasparenza della votazione, chiunque voglia ottenere il potere in un certo modo è contro la trasparenza. 

Quindi, possiamo dire che dietro Decides c’è un vero e proprio valore. 

Assolutamente sì, vogliamo creare uno strumento contro la corruzione e la coercibilità, quindi è necessario superare questi ostacoli, posti solo per andare contro un sistema di trasparenza.

Quale altra caratteristica importante ha questo progetto Dott.ssa De Tullio?

Quello che è stato fatto è molto importante anche come metodo. Che la sperimentazione sia nata da una chiamata pubblica di un’istituzione non è scontato.

Questo è un gruppo di lavoro che non si sarebbe mai conosciuto se non fosse stato per questa ragione: veniamo da ambienti diversi per sensibilità ed estrazione disciplinare. Certo, non è possibile dire che la sperimentazione partecipativa sia del tutto riuscita, nel senso che ci sia stato un ampio coinvolgimento attivo della cittadinanza.

Tuttavia, di certo il tentativo c’è stato, con qualche risultato, il che già potrebbe essere una buona strada intraprendere.

Per quanto concerne la scalabilità? 

Tecnicamente la piattaforma è sicuramente scalabile. Il problema, più che altro, è giuridico: nel referendum nazionale le regole sono diverse dal referendum locale, e decise a livello legislativo (mentre il Comune ha potestà statutaria sulle forme partecipative a livello locale).

A oggi, la piattaforma di voto è fatta per seguire determinate logiche, ma è flessibile: basta cambiare delle variabili e potrà esserne ampliata l’applicazione. Può cambiare anche la natura del voto. Il nostro sistema è costruito per il referendum, ma se necessario possiamo cambiare le regole del gioco del software e quindi introdurre altre forme di votazione elettronica.

Io vi ringrazio per la disponibilità mostrataci, sperando di intervistarvi presto appena pubblicherete i documenti relativi al progetto. Ringrazio anche coloro i quali fanno parte del team di sviluppo Decides che però per motivi di lavoro non sono potuti intervenire. 

Chiudiamo esprimendo un grazie per il lavoro che stanno portando avanti, nell’interesse pubblico, perché l’Italia e l’Europa ha bisogno di nuove forme di democrazia partecipativa che arginino il voto di scambio, sia nel privato che nel pubblico, ed il progetto Decides potrebbe essere una soluzione valida.