La responsabilità dell’attività degli smart contract e della Blockchain

Sappiamo molto bene come la Blockchain abbia rivoluzionato, e continuerà a farlo, il mondo in cui viviamo quasi più di quanto ci abbia stravolto internet.

Di concreto sappiamo come nel corso degli ultimi anni alla blockchain “originaria”, quella di Bitcoin, ne sono susseguite molteplici, ciascuna con peculiarità differenti.

Molte di queste hanno in sé, o su di sé, la possibilità di sviluppare smart-contract, guardiamo a Bitcoin, Ethereum, Polkadot e tante altre.

Gli smart-contract sono veri e propri programmi che al verificarsi di determinate condizioni, danno atto a specifiche istruzioni preventivamente ponderate dal creatore.

Gli smart-contract essendo dei software che agiscono in completa autonomia, non agiscono sotto l’input diretto di un soggetto fisico. Pertanto sono stati sollevati dubbi riguardo la responsabilità di eventuali atti illeciti derivanti dalle attività degli smart-contract, anche se ancora più rilevante potrebbe essere l’attuazione dei rimedi codicistici.

Lo scenario è ricollegabile alla possibilità da parte di uno smart-contract di svolgere l’attività per cui è stato programmato, ma la adempie illegalmente.

Una casistica non impossibile, facilmente riscontrabile all’interno dei sistemi DAO (decentralized autonomous organization) che prevedono la gestione di entità, o organizzazioni, completamente decentralizzate.

A riguardo non esiste una giurisprudenza né una norma che ci indichi di chi sia la responsabilità. Alcuni pensavano che fosse ipotizzabile un’analogia a quella che è la responsabilità degli Internet service provider.

Lavorando per analogia, questa fattispecie è normata dalla Direttiva del 8 giugno del 2000 denominata “Direttiva sul commercio elettronicorecepita dal  D. Lgs. n. 70 del 2003.

Questa prevede un’esenzione di responsabilità degli hosting provider, ovvero di chi ospita il sito web o in questo caso lo smart-contract (la blockchain). Salvo che chi ospiti non si possa provare che sia stato a conoscenza dell’attività svolta.

Trasferendo la fattispecie all’interno della blockchain potremmo ipotizzare che argomentando e sottolineando che lo smart-contract svolga la propria attività in maniera del tutto automatizzata, non ci sia una forma di colpa o negligenza da parte dello sviluppatore.

Allo stesso modo però, pur sempre in relazione al nesso logico che intercorre tra lo sviluppatore e lo smart-contract, potrebbe sussistere un elemento colposo nel momento della creazione dello stesso.

Disegnando pertanto la negligenza da parte dello sviluppatore di non aver considerato tutti i possibili “comportamenti” che lo smart-contract avrebbe potuto mettere in atto al verificarsi di specifiche condizioni.

Ancora più grave, potrebbe configurarsi la volontà da parte del programmatore di far compiere l’azione illegale dal proprio prodotto.

Da quanto si evince invece all’interno del volume editato da Nicolino Gentile curato da Marco Tullio Giordano e l’Avv. Raffele Battaglini, ribadendo che uno smart-contract è un software usato per automatizzare un’azione che può avere, o non avere, natura contrattuale possono configurarsi due ipotesi:

1) Le parti adottano uno smart-contract ad hoc per un loro rapporto contrattuale. Gli agenti sono sempre le parti. Anche per il caso TheDAO, gli sviluppatori hanno lasciato un baco ma chi ha fruttato quel baco è stata una persona: lo smart-contract non ha agito di testa propria. Non siamo di fronte a intelligenza artificiale ma stiamo osservando un software deterministico che non decide nulla, esegue soltanto. La responsabilità è sempre di una persona;

2) Un’impresa adotta smart-contract per offrire i propri servizi. Il soggetto responsabile è l’impresa. In nessuno dei casi pertanto sembra necessario, né possibile scomodare la responsabilità degli internet service provider che risulta pertanto essere un caso specifico.

L’Avv. Raffele Battaglini infatti sottolinea che basta il codice civile e l’autonomia contrattuale delle parti a coprire le varie ipotesi di inadempimento.

La difficoltà sorge dall’impossibilità di un controllo ex-post sullo smart-contract generato, che non risulta avere alcun tipo di rimedio codicistico.

Per non perdere le notizie più importanti provenienti dal mondo delle criptovalute iscriviti a CryptoRivista su: FacebookTwitterTelegramLinkedIn.