Agrifood: L’interoperabilità di blockchain differenti

Molte aziende hanno provato ad implementare la blockchain come strumento attraverso cui poter tutelare bilateralmente il prodotto. L’azienda ha l’unicità del bene che produce, ed il consumatore ha la certezza che le informazioni riportate dal produttore siano veritiere.

 

Purtroppo però all’interno di questo settore, l’utilizzo del QR code, ha fatto sì che diversi marchi, dei più svariati settori, utilizzassero il termine blockchain solo scopi di marketing. Nessuna blockchain, nessuna Proof of.

 

Il caso che ha riscontrato più clamore è stato certamente quello delle uova di una nota catena di supermercati. Una sedicente supply chain avrebbe dovuto certificare la filiera di questi beni di consumo. Purtroppo però quanto riportato sulla confezione non era altro che la copia di una pagina statica del sito della marca di uova. 

 

Sulla confezione di questi alimenti veniva stampato un QRcode statico. La scannerizzazione di quest’ultimo rimanda ad una pagina statica del sito dell’azienda produttrice, in cui vengono riportate alcune informazioni riguardo l’articolo. Nulla di certificato, nessun passaggio della filiera viene certificato e riportato.

 

Proof of Cocodé

 

Un noto Yotuber italiano, Marco Crotta, l’ha definita simpaticamente Proof of Cocodè. Questo perché ogni blockchain che si rispetti, lavora e valida le transazioni attraverso un protocollo specifico, che può variare in base alla scelta del team di sviluppo. È rilevante far conoscere al consumatore in che modo quella tecnologia lavori, per rendere al 100% trasparenti i dati riportati.

 

Non tutto è tokenizzabile, vogliamo sottolinearlo.

 

Infatti anche durante gli incontri al MISE sulla tracciabilità del “Made in Italy” erano state riscontrate alcune criticità peculiari dei beni liquidi.

 

Non è un caso se le applicazioni in ambito agrifood abbiano superato a livello globale la logistica come terzo settore di sperimentazione – dopo finanza e pubblica amministrazione – con una quota del 10% dei 158 nuovi progetti avviati lo scorso anno. Analogamente il tracciamento e la supply chain sono al terzo posto, con il 20%, per quanto riguarda i processi interessati dalla tecnologia.

 

Come in altri settori, nonostante l’ampio spettro di crescita, tanto la blockchain, quanto la tecnologia in generale, porta con sé sempre un po’ di scetticismo. Questo è dovuto dalla complessità nel comprenderle. Spesso questo aspetto determina che le applicazioni rimangano appannaggio di pochi.

 

Ma i progetti rimangono finora piuttosto semplici, limitati al tracciamento delle materie prime. Ma le potenzialità vanno ben oltre.

 

È auspicabile che l’attenzione si sposti verso una visione di ecosistema, integrandosi con l’intera filiera e gestendo le transazioni tra i soggetti della supply chain. Da qui potrà derivare un maggior valore per le aziende.

 

 

Il Progetto EY

 

Il futuro della tecnologia blockchain si baserà sulla blockchain pubblica. EY ha lanciato il programma “EY Nightfall” per realizzare transazioni private su tecnologia pubblica. Un modello che rappresenta il primo passo verso una soluzione interamente condivisa.

 

Ciò è stato possibile attraverso un modello ibrido basato su Quorum, piattaforma basata su Ethereum, per abilitare una condivisione di dati limitata, ma con alcune delle peculiarità della blockchain di Ethereum per garantirne inviolabilità e sicurezza.

 

Blockchain di sistema

 

È un primo passo verso una blockchain di sistema. Adesso vengono registrati passaggi legati a spedizioni, consegne, stoccaggio e coperture assicurative. La sfida rimane l’interoperabilità di queste blockchain. 

 

Infatti attualmente queste non dialogano tra di loro, con il rischio di aumentare l’inefficienza di un sistema che porterebbe alla produzione di mille formati differenti di informazioni, difficili da comprendere, che scoraggerebbero gli utenti a farne utilizzo.