Chainalysis: ecco la classifica della “mass adoption” di Bitcoin

Fonte immagine: Immagine: Unsplash, Marco Laurenti

Secondo un recente rapporto di Chainalysis, che riguarda la “mass adoption” di Bitcoin nel mondo, è risultato che i paesi più crypto-friendly sono: Ucraina, Russia e Venezuela, mentre l’Italia è solo al 49° posto

Nella ricerca presentata, gli esperti si sono concentrati sulla “mass adoption” di criptovalute, come Bitcoin, da parte degli utenti comuni.

La metodologia di ricerca tiene conto della popolazione e degli indicatori economici del paese e include: il costo delle criptovalute convertito nel reddito pro capite, i saldi delle monete sui wallet, il volume delle transazioni sugli exchange centralizzati e quelli P2P per importi inferiori a $ 10,000, calcolato a parità di potere d’acquisto.

“Abbiamo calcolato la media geometrica per ciascuno dei 154 paesi, quindi abbiamo assegnato la valutazione su una scala da 0 a 1 per ottenere un rating complessivo”, sottolineano i ricercatori.

Un’analisi dei primi dieci paesi ha rivelato la presenza di certo entusiasmo per le criptovalute come mezzo di investimento, risparmio e scambio.

Mass Adoption Bitcoin: i paesi leader

Al primo posto nella classifica di “mass adoption” di Chainalysis si è piazzata l’Ucraina, seguita dalla Russia, Venezuela, Cina, Kenya, USA, Sud Africa, Nigeria, Colombia e Vietnam. L’Italia si è classificata solo al 49°, con un risultato di 0,109 su 1,0.

Inoltre, sottolineano gli esperti, il settore di Bitcoin è particolarmente attivo nei paesi in via di sviluppo. Ad esempio, i venezuelani utilizzano le criptovalute come uno strumento di risparmio, vista l’incertezza economica che regna nel paese latinoamericano.

Invece la popolarità delle piattaforme P2P nei paesi con problemi di accesso al sistema finanziario tradizionale è dovuta alla mancanza di un intermediario sicuro e alle restrizioni normative.

Tuttavia, i più grandi flussi di movimento di criptovalute sono stati registrati in Asia orientale:

Per di più, gli analisti hanno assegnato a 12 paesi un punteggio pari a zero: Afghanistan, Algeria, Capo Verde, Chad, Figi, Laos, Libia, Mongolia, Tagikistan, Turkmenistan, Cisgiordania e Gaza, Zimbabwe. Tutti questi paesi hanno ottenuto zero punti in almeno un una metrica, il che, tuttavia, non significa una completa mancanza di attività con le criptovalute tra la popolazione, sottolineano i ricercatori.

“Riconosciamo i difetti nella metodologia, compreso l’uso di VPN e altri strumenti che possono mascherare l’origine geografica dell’attività online. Tuttavia, le tendenze che studiamo includono milioni di transazioni, quindi la prevalenza di tali servizi deve essere estremamente ampia per influenzare in modo significativo i dati finali”, hanno osservato i ricercatori di Chainalysis.

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