Il Parlamento europeo intende irrigidire la regolamentazione sulle criptovalute

La quinta direttiva antiriciclaggio (AMLD5) dell’UE non è più conforme alle più rigorose prescrizioni della GAFI. Per questo il Parlamento europeo raccomanda di ampliare il concetto di criptovaluta e l’elenco delle società regolamentate collegate a tali tecnologie, che esercitano la loro attività all’interno dell’Europa. Lo afferma un nuovo rapporto pubblicato questa settimana dall’organizzazione.

Il gruppo di esperti che ha presentato il rapporto rileva una crescita significativa delle piattaforme basate su token e suggerisce a questo proposito di introdurre i “token privati” come sottocategoria di criptovalute.

Il documento afferma inoltre che l’attuale regolamento non può essere applicato a tutte le aziende che lavorano nel settore delle criptovalute, compresi gli exchange che non supportano valute legali. Anche tali imprese, affermano gli autori del rapporto, devono rispettare i requisiti AML (antiriciclaggio).

Inoltre, il documento attira l’attenzione sulle persone coinvolte nel mining di criptovaluta.

“Esistono monete, il cui mining non richiede necessariamente server farm di grandi dimensioni con costi energetici elevati. Tali monete possono essere estratte su diverse installazioni hardware a casa e le installazioni stesse possono appartenere a chiunque, compresi i criminali “, afferma il rapporto.

I suoi autori sottolineano che le nuove monete sono, per definizione, “pulite”, e se qualcuno, per esempio un istituto finanziario, fosse pronto a convertirle in valuta avente corso  legale o in un’altra criptovaluta, di conseguenza anche i fondi ricevuti diventerebbero puliti.

Per risolvere questo problema, il primo passo normativo potrebbe essere la determinazione dei metodi utilizzati e, successivamente, l’adozione di contromisure appropriate. Allo stesso tempo, la nuova normativa si propone di esentare gli sviluppatori di monete e i fornitori di portafogli non depositari da ogni responsabilità, poiché forniscono solo l’infrastruttura tecnologica.

Il rapporto afferma inoltre che le criptovalute sono caratterizzate da una maggiore volatilità, a seguito della quale si correrebbero maggiori rischi per gli investitori. Ulteriori difficoltà sorgono a causa del fatto che le criptovalute difficilmente si adattano alla legislazione finanziaria esistente.

“Attualmente, le leggi dell’UE non vietano agli istituti finanziari di detenere o ottenere l’accesso agli asset digitali, nonché di fornire servizi correlati. Se gli istituti finanziari decidono di acquisirli e aggiungerli ai loro bilanci o utilizzarli per qualsiasi attività, niente lo vieta”, riporta il documento.

Il modo migliore per risolvere questo problema potrebbe essere quello di escludere le criptovalute dai portafogli delle società finanziari tradizionali, hanno sottolineato gli autori, esortando i regolatori europei ad attribuire criptovalute non regolamentate ad asset ad alto rischio.

La cosa più semplice che l’UE può fare, è introdurre requisiti di divulgazione del rischio che consentirebbero agli investitori e ai consumatori di conoscere i potenziali rischi prima di investire in questi criptovalute.