Russia: il tribunale blocca la più popolare piattaforma di scambio P2P LocalBitcoins

Fonte immagine: Unsplash, Marco Laurenti

Giovedì 24 settembre, gli utenti della Federazione Russa hanno iniziato ad accusare problemi con l’accesso alla piattaforma di scambio p2p LocalBitcoins per l’acquisto e la vendita di Bitcoin.

Secondo le dichiarazioni di Roskomnadzor – un’agenzia governativa per la supervisione nella sfera della connessione e comunicazione di massa (un analogo della polizia postale in Italia) – LocalBitcoins è stato inserito nel registro unificato dei siti web proibiti in Russia e quindi bloccato. Nonostante il verdetto del tribunale distrettuale di San Pietroburgo sia stato pubblicato il 5 luglio 2016 (№2-10224/16), l’esecutività del provvedimento riportava la data odierna.

Il motivo del blocco di LocalBitcoins è stata la denuncia del Pubblico Ministero sull’inammissibilità dell’emissione di “surrogati monetari” (Bitcoin) sul territorio della Federazione Russa.

Nel prendere la decisione, il tribunale si è basato sull’articolo del Codice Amministrativo sulla “violazione della procedura per effettuare transazioni in contanti, nonché violazione dei requisiti per l’utilizzo di conti bancari speciali”.

Nel 2017, il tribunale non ha consentito al convenuto, LocalBitcoins, di presentare ricorso rispetto al provvedimento emesso.

Insomma, nonostante alcune testate parlino sempre di Russia come uno stato molto crypto-friendly e persino liberale, la realtà dei fatti è ben diversa. Il governo russo ha creato uno stato autoritario, in cui le libertà sono proibite ed uno strumento come Bitcoin, che permette di acquisire l’indipendenza finanziaria, non può che essere combattuto.

Per capire perché Bitcoin fa così paura ai governi autoritari, abbiamo preparato un articolo con 7 motivi per scegliere BTC.

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